#DailyInterviste: a tu per tu con Simone Anzani!

Altro giro, altra intervista. Questa volta ho avuto il piacere (perlomeno per me, per lui forse un po’ meno) di scambiare quattro chiacchiere con un giocatore che apprezzo moltissimo e seguo quasi dagli albori. Simone Anzani è stato vittima dei “devastanti” microfoni di  Daily Volley. Abbiamo parlato di Nazionale, dei Mondiali e della nuova stagione a Modena. Ma come avrà risposto alle mie domande al vetriolo?

Non vi resta che leggere!

Simone Anzani lo conoscete tutti. Magari non vi ricordate delle convocazioni in prima squadra a Treviso o della stagione in serie A2 a Sora, ma sicuramente avrete imparato a conoscerlo a Verona. Alla corte di Andrea Giani prima e di Nikola Grbic poi, Simone ci è rimasto per quattro stagioni, vincendo anche una Challenge Cup. In questo periodo arrivano le prime soddisfazioni con la maglia azzurra (Bronzo alla WL nel 2014 e agli Europei del 2015 e l’Argento alla Coppa del Mondo sempre nello stesso anno).

Lascia la città scaligera nel 2017 ed entra a far parte della rosa della Sir Safety Perugia di coach Bernardi, con cui il centrale comasco centra tutti e tre gli obiettivi nazionali e trova il suo trampolino di lancio per un ritorno in Azzurro.

A tal proposito, siamo partiti proprio dall’estate azzurra.

– Qual è stata la prima cosa che hai pensato quando è arrivata la chiamata di Blengini?

È emozionante far parte del gruppo azzurro, far parte della Nazionale. Poi ritornarci con un anno di ritardo è stato bello. Ho saltato la stagione estiva scorsa per scelte tecniche che non mi riguardano, ma diciamo che da un lato posso dire che mi è servito per ricaricare le batterie, lavorare e pensare alle cose da fare per ripartire ancora meglio nella scorsa stagione. Infatti, dopo è successo quello che è successo. Logicamente quando torni in azzurro sembra che sia tutto nuovo, invece è come lo avevi lasciato. È stata comunque una grande e bella esperienza anche quest’estate.

Ph. Monica Mammi per Daily Volley

– Hai fatto una bella ripartenza…

Tornare in Nazionale e tornarci da protagonista e non più da gregario è ancora meglio, quindi vuol dire che in un anno ho fatto cambiare idea all’allenatore. Ho avuto magari anche quel pizzico di fortuna che mi ha permesso di essere nell’ambiente giusto, lo scorso anno, per riprendermi quel posto lì. C’è da dire che è stata la mia prima esperienza in un top club. Sono arrivato in punta di piedi, partendo da gregario, ma con il chiaro obiettivo di giocarmi il posto da titolare. Alla fine la mia “testardaggine” ha fatto sì che raggiungessi i miei obiettivi. Sono contento di quello che ho fatto, non voglio vederlo come un punto d’arrivo ma, piuttosto, come un incipit e fare in modo che questo percorso di crescita personale possa durare nel tempo.

– Prima di iniziare questo percorso, quali erano le tue aspettative personali riguardo il Mondiale?

Logicamente quando giochi un Mondiale in casa, e farlo da protagonista, e non parlo di me, ma di tutta la squadra, è uno stimolo in più. Noi siamo partiti dopo una VNL quasi sperimentale, andata un po’ così. A Cavalese abbiamo iniziato il percorso di preparazione al Mondiale carichi e vogliosi di centrare i nostri obiettivi, che almeno erano di salire sul podio. Questo era quello che ci aspettavamo. Ma a  parlare purtroppo è il campo, non sono le parole.

– Cosa vi è mancato per fare quel passo in più? Nonostante si sia visto che avete dato il vostro massimo.

Ci è mancato forse quel pizzico di lucidità nel momento che contava, quando, ad esempio, con la Serbia abbiamo iniziato a vedere che le cose andavano un po’ malino. Non siamo riusciti a reagire ed a venire fuori dalle difficoltà. Qualcuno dice che forse abbiamo avuto un po’ troppa presunzione di arrivare alle Final Six; io non lo so, penso solo che la Serbia ha fatto una delle partite più belle della sua storia. Un mix di queste cose tra cui forse anche l’emozione di giocarci una Final Six in un contesto come quello di Torino, con migliaia e migliaia di persone. Tuttavia è stato un bel test.

Ph. Andrea Pincelli per Daily Volley

– Giocarsi un Mondiale in casa non penso che sia facile.

Allora, in altre occasioni, mi è stato chiesto se avevamo la pressione di giocare questo Mondiale in casa. Io sono convinto che la pressione c’era, ma noi, e non lo dico perché ero dentro al campo, non l’abbiamo subita poi tanto. Cercavamo di toglierci dalla testa tutto quello che c’era intorno: a livello mediatico, a livello d’attenzione. Sapevamo che sarebbe stato così, ma no, non è vero che non abbiamo saputo reggere la pressione.

Molti hanno gridato al biscotto (tra Serbia e Polonia), voi a caldo, cosa avete pensato in quel momento?

Purtroppo noi italiani abbiamo l’abitudine di parlare di biscotto (e come dargli torto ndr.), ma in realtà dovremmo fare un’analisi di quello che è successo il giorno prima. Se non avessimo perso 3-0 con la Serbia in quel modo, sarebbe stata un’altra questione.  Io non posso sapere se l’hanno fatto o meno, ma sta di fatto che dobbiamo prima lavare i panni sporchi in casa nostra e pensare che l’errore sia stato nostro. Poi, a posteriori, dico che la Polonia ha dimostrato di essere superiore, lasciando poche chances alla Serbia che in quel match non ha giocato benissimo.

Ph. Modena Volley

–  Una stagione ricca di soddisfazioni quella appena trascorsa a Perugia, cosa ti aspetti da questa nuova maglia?

Se ho preso questa decisione dopo un anno in cui abbiamo vinto tutto, è perché c’è la voglia di provare un’altra sfida in una piazza che vive di pallavolo e che ha fatto la storia di questo sport. Devo dirti che la stagione è iniziata meglio di quello che ci aspettavamo con il successo in Supercoppa, con l’obiettivo di confermarci, perché il problema grosso nello sport non è vincere una volta, ma ripetersi una seconda, una terza e così via. Sono comunque convinto che ce la metteremo tutta per regalare ai nostri tifosi delle grosse gioie.

– Modena ti ha dato l’occasione di lavorare con un allenatore come Velasco, nonostante nella tua carriera sportiva sei stato sempre affiancato da coach importanti (Giani e Bernardi ndr.)

Su Velasco mi hanno tutti detto: “non può far che bene per la tua crescita”. Io ho avuto la fortuna di lavorare con due suoi atleti, Giani e Bernardi, che mi hanno dato tanto ed ora ho la fortuna di lavorare con il loro mentore e sono certo avrò da imparare ancora di più. Ci sarà da lavorare per dimostrare e ripagare la fiducia che Julio ha dato a me in questo momento.

Ringraziamo Simone, che si è dimostrato disponibilissimo, e noi di Daily non possiamo far altro che augurargli quanti più successi con il Club e con la Nazionale!

di Charline Bottacchiari

Credit foto Simone Anzani in copertina: Modena Volley

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