#DailyInterviste: a tu per tu con Michele Baranowicz!

Incredibile a dirsi, ma anche Daily Volley va in ferie! O meglio, ci sono andati gli altri, io ho lavorato per voi. Ho passato l’ultimo mese a realizzare un progetto che vedrete tra qualche giorno qui sul nostro sito. Abbiamo deciso di introdurre in grande stile i Mondiali (ed il progetto da noi realizzato proprio sul tema) che quest’anno l’Italia ospiterà, congiuntamente alla Bulgaria. In che modo? Ovviamente con una delle nostre interviste! Avevo un’ampia scelta, ed ho deciso di rivolgermi, per fare quattro chiacchiere, ad un personaggio tra gli Azzurri che forse a volte passa in sordina. Invece, vedrete voi stessi, ha tanto da raccontare. Di chi sto parlando? Di Michele Baranowicz, classe 1989, palleggiatore della nostra nazionale assieme al giovane Giannelli.

Inizia la sua carriera a Mondovì, sua città natale, per approdare poi nella grande Cuneo. Gioca per due stagioni a Crema, per poi trasferirsi in Polonia, all’Asseco Resovia. Torna a Cuneo, si sposta a Modena, ed approda alla Lube con la quale vince uno scudetto ed una Supercoppa. Nelle stagioni appena trascorse lo abbiamo visto giocare prima a Verona e, nell’ultima annata, a Piacenza. È in nazionale dal 2011, e dopo una lunga pausa quest’anno è tornato a vestire l’azzurro.

Parlando con Michele ho avuto subito l’impressione di trovarmi davanti una persona sincera, decisa, e sicuramente anche un po’ segnata da alcune situazioni che si sono verificate negli ultimi tempi. Da ogni sua parola traspare però sempre la voglia di farcela, di metterci impegno, di crescere. Nonostante non sia più una “matricola”, ha l’entusiasmo del primo giorno per tutte le cose che fa. La sua è stata una carriera un po’ incasinata, così la definisce lui stesso. In attesa di trovare una stabilità lavorativa, si è  intanto realizzato nella sua vita personale. È sposato con Tatiana dal 2014 ed insieme a lei ha una bambina. Ci sono però ancora delle cose che desidera fare. Volete scoprire di cosa sto parlando? Lascio la parola a lui, che di certo saprà dar voce ai suoi pensieri meglio di quanto potrei mai fare io.

Tutti ci stiamo preparando per questo mondiale in Italia. Com’è per te sapere che avrete la possibilità di giocarvi un torneo così importante davanti al vostro pubblico?

“Intanto parliamo di un Mondiale, quindi arrivare a giocare una manifestazione del genere è un’impresa. Farlo in casa rende tutto più bello. Oltre ad esserci allenati tanto abbiamo dovuto fare anche tantissime attività extra per promuovere questo Mondiale, perché è sentitissimo da tutti. Per noi sarà veramente un’emozione unica. Aprire la manifestazione con la prima partita al Foro Italico sarà fantastico!”.

Ricordiamo che il match inaugurale, che si giocherà appunto al Foro Italico di Roma, è in programma per il 9 settembre, ore 19.30. L’Italia sfiderà il Giappone. 

 

“C’è un grande entusiasmo – dice Michele Baranowicz- all’interno della squadra per questo Mondiale.”

L’ultimo Mondiale non è un ricordo troppo roseo per l’Italia. Che aspettative hai per quello che sta per cominciare?

“Chi come me e pochi altri è reduce da quel Mondiale sa benissimo quali sono le aspettative che abbiamo, prima da noi stessi e poi da tutto il movimento. Sicuramente partiamo da una base diversa, in quel periodo c’erano un altro clima, un’altra aria.. è inutile nasconderlo. Quindi non è andato benissimo. Adesso invece c’è un grandissimo entusiasmo, sia nel gruppo che in coloro i quali lavorano intorno a noi. Gruppo che ha tanta voglia di far bene e di riscattare quel Mondiale ed anche di confermare ciò che è stato fatto dall’Olimpiade. Sicuramente ci sono tanti aspetti che ci stimolano, e saranno tante le difficoltà. Ci sono tantissime squadre che potranno metterci i bastoni fra le ruote, così come potremo farlo noi, quindi ci sarà da giocare al massimo.”

Quindi l’umore della squadra è buono? 

“Dire che l’umore è buono credo sia abbastanza riduttivo. Secondo me c’è un morale ottimo. C’è la voglia da parte di tutti di fare bene. Adesso è stato lasciato a casa Parodi, poi ci saranno altre due scelte. Abbiamo lavorato in 17 per tanto tempo, per arrivare al Mondiale, ed il morale è sempre stato alto. C’era la voglia comune di prepararsi al massimo per il torneo.”

“Io parlerei di favorite. E noi ci siamo dentro.”

 

Quali pensi che siano le squadre che più possono mettervi in difficoltà? 

“Ce ne sono parecchie. Abbiamo visto durante la Volleyball Nations League che ci sono state delle difficoltà contro molte squadre, anche se noi abbiamo fatto molto girare la formazione in campo. Io parlerei di favorite, perché ci sono delle squadre che negli anni hanno fatto vedere cose strepitose. Francia, Brasile, Russia, Stati Uniti. Ci sono cinque o sei squadre che possono fare molto bene, fra le quali ci siamo anche noi, e che possono giocarsi il titolo. Le difficoltà ci saranno per noi come per gli altri: bisogna essere bravi a sopportarle ed a capire quando sarà il nostro momento.”

“La convocazione? Ho pianto come un bambino”

C’è stato un periodo, proprio dopo il Mondiale del 2014, in cui sei stato assente dalla nazionale. Di recente invece il CT Blengini ti ha chiamato di nuovo ad indossare la maglia azzurra. Come ti sei sentito alla notizia? I tifosi invocavano da tanto la tua presenza in nazionale.. 

“L’ho aspettata tanto anche io questa convocazione. Ho provato tanto dispiacere a non esserci, perché comunque far parte della nazionale è vita per noi giocatori. È il massimo, è il sogno di tutti quanti quando si inizia a giocare a pallavolo. Starne lontano è stata molto dura. Ti dico la verità: quando mi hanno richiamato quest’anno, per essere in questo gruppo, sono stato molto sorpreso. Dopo tre anni di assenza è difficile rientrare. Sono stato allo stesso tempo molto contento. Ho pianto come un bambino, e non mi vergogno a dirlo, perché per me voleva dire veramente tantissimo. Dalla chiamata ad oggi penso di aver dato il massimo. Sono felice di far parte del gruppo e di lavorare insieme ai ragazzi. Mi auguro davvero che questo Mondiale vada bene: per tutto il lavoro che abbiamo fatto e per tutto quello che c’è intorno alla nostra squadra.”

 

Cosa pensi di poter portare di tuo all’interno della squadra per venire fuori bene in questo Mondiale?

“Nell’ultimo anno e mezzo ho cambiato molto il mio modo di essere, di approcciarmi agli eventi ed a ciò che mi succede. Prendo tutto in maniera molto più leggera. Non dico spensieratamente perché non vorrei si pensasse che non sia una cosa importante. Spesso e volentieri divento un po’ il giullare della squadra. Credo che, con tutta la tensione che c’è intorno a noi, ci siano dei momenti in una partita in cui c’è anche bisogno di un sorriso. A volte vado a fare una battuta ad un compagno, oppure gli do un consiglio. Dal punto di vista tecnico invece forse riesco a trasmettere un po’ di esperienza, perché penso, dopo 11 anni di Serie A, di averne accumulata un po’. E poi beh.. Chiedetelo a Blengini! Spero di poter portare allegria, serenità, e di dare una mano anche in campo se ce ne sarà bisogno.”

Esaurito l’argomento nazionale, ho voluto affrontare con Michele la situazione che ha vissuto a Piacenza, e parlare del futuro che lo aspetta dopo il Mondiale.

Nell’ultima stagione hai giocato a Piacenza. La società era in difficoltà da diverso tempo, ed alla fine purtroppo abbiamo assistito alla fine inevitabile che nessuno avrebbe voluto. Cos’ha significato per te vivere questa situazione dall’interno? 

“È una situazione particolare. Ci tengo a dire che io ed i miei compagni a Piacenza abbiamo dato il massimo fino all’ultimo. Credo che nessuno si sia mai tirato indietro nonostante voci ed avvenimenti a livello societario. C’è stata grande professionalità in questo. Devo ammettere che non è stato facile, perché quando iniziano a girare sussurri sul futuro della squadra, ed anche sull’aspetto economico, diventa difficile. È inutile nasconderci, a noi mancano ancora quattro stipendi, quindi non è facile. Sicuramente c’è anche tutto il lato storico, il lato sociale. Per una città come Piacenza aver perso la Superlega secondo me è un gran peccato. Adesso però ha trovato la forza, anche grazie a nuovi imprenditori, di iscriversi in A2. Mi auguro per loro che possano fare bene ed iscriversi di nuovo in Superlega, perché lo meritano i tifosi e la città.”

“Sono a piedi – confessa Michele – e non è una cosa simpatica”. (sottotitolo)

A proposito di squadra, in quest’estate di volley mercato il tuo nome non é venuto fuori da nessuna parte. Quali sono i tuoi programmi? Hai ricevuto qualche offerta?

“Aldilà della nazionale non attraverso un periodo facile. Sono senza squadra, e quindi sto un po’ alla finestra, che non è la cosa migliore. Avevo un contratto con Piacenza, quindi sarei stato legato con loro fino alla prossima stagione. Purtroppo per ciò che è successo è saltato tutto, e mi sono ritrovato all’ultimo momento a dover cercare una squadra, anche se il mercato era praticamente concluso. Al momento sono a piedi, e non è una cosa simpatica. Per un giocatore rimanere senza squadra è brutto. Quest’anno dovrò stare ai box per un po’, ma sono fiducioso. Per adesso mi concentrerò sulla nazionale e sul Mondiale perché è la cosa più importante di tutte. Poi si vedrà.”

“L’annata a Modena è stata fantastica”.

 

Come dicevamo hai militato in diverse squadre. Ce n’è una che porti nel cuore? Magari per l’ambiente societario, o per i tifosi…

“Ne ho diverse per diverse ragioni. Forse quella che mi ricordo di più è la stagione che ho fatto a Modena. È stato un solo anno, e forse il mio unico rimpianto sportivo è quello di essere andato via da lì troppo presto. Quella stagione è stata per me meravigliosa. Era un anno difficile per Modena, noi eravamo una squadra di ragazzi, molti dei quali sconosciuti. Ci guidava un grande allenatore, Angelo Lorenzetti, al quale devo tanto e che ringrazierò sempre. Secondo me è stata una stagione bella perché all’inizio siamo partiti non benissimo, piano piano siamo venuti fuori. Abbiamo vinto delle partite incredibili contro la corazzata di Trento, Macerata, Cuneo.. Fu una stagione meravigliosa per il gruppo, per l’ambiente, per la società, per i tifosi. La porterò davvero sempre nel cuore.”

Vorrei chiudere con un paio di curiosità un po’ più personali. Qual è il stato il momento più importante della tua vita?

“Senza nulla togliere al matrimonio con mia moglie, il momento più bello della mia vita è stato quello della nascita di mia figlia, un anno e cinque mesi fa. È stata una cosa fantastica, non saprei nemmeno come descriverla. Quello è stato un punto di svolta personale, perché ha cambiato tante cose. Ha cambiato il mio modo di approcciarmi a diverse situazioni, il mio modo di vedere anche le cose negative. È stato il momento che fino ad oggi mi ha più emozionato nella mia vita.”

Invece un tuo sogno nel cassetto?

“Sportivamente parlando vorrei poter partecipare ad un’Olimpiade. Questo è il sogno che ho fin da bambino. Vedremo se lo potrò realizzare.”

Esco arricchita da questa conversazione con Michele, che mi ha raccontato come in fondo nella vita la cosa importante sia prima di tutto farsi forza e credere in se stessi. La situazione che si trova a vivere in questo momento è indubbiamente non facilissima. È senza una squadra, le prospettive future sono ancora incerte. Noi gli auguriamo però che questo momento si concluda presto, e che possa tornare a giocare con la stessa passione di sempre.

Ringrazio nuovamente Michele per l’opportunità concessa a me ed a tutto il nostro blog, e l’ufficio stampa della Federazione Italiana Pallavolo per la collaborazione.

Buon Mondiale a tutti, e restate in attesa perché nei prossimi giorni ci sarà una sorpresa!

di Francesca Lupoli

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