Academic Coach: un supporto allo studio per gli atleti

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L’Università degli studi di Verona, in collaborazione con ESU e CUS Verona, metterà in atto un’iniziativa, chiamata Academic Coach, volta ad aiutare nello studio gli atleti professionisti iscritti presso l’ateneo.

Può sembrare strano ad alcuni, ma parecchi atleti professionisti si iscrivono all’università. Questo perché vogliono avere un futuro anche dopo la chiusura della carriera sportiva.
Bene, e qual è il problema, direte voi. Il problema, senza troppi giri di parole, è che in Italia è molto difficile conciliare studio e sport. Praticare attività sportiva professionistica (o comunque di primo livello, visto che i pallavolisti che giocano in serie A non sono considerati professionisti) è un vero e proprio lavoro. Ore di allenamenti ogni giorno, che impediscono agli atleti di seguire le lezioni e, a volte, di dare gli esami. Tutto questo tempo passato ad allenarsi comporta anche una difficoltà nell’organizzazione di un piano di studi adeguato.
Insomma, portare avanti la doppia carriera di studente-atleta è molto molto difficile.

Federico Centomo, per 3 stagioni libero di Calzedonia Verona. Academic Coach nasce anche grazie al suo impegno.
Federico Centomo, per 3 stagioni libero di Calzedonia Verona. Academic Coach nasce anche grazie a lui.

Federico Centomo ha giocato in serie A per 3 anni come libero per la Calzedonia Verona e, contemporaneamente, era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza all’università di Verona.
Federico ha ovviamente vissuto le difficoltà descritte sopra. Da persona attenta a queste tematiche, a settembre 2016, ha iniziato a muoversi, segnalando questa problematica alle organizzazioni competenti.
Contemporaneamente anche Simone Anzani (ex Calzedonia Verona, ora giocatore di Perugia), faceva presente al professor Federico Schena (direttore della facoltà di scienze motorie dell’università di Verona, a cui anche Anzani è iscritto) tutto l’insieme di problemi derivanti dal portare avanti il doppio impegno.

Dalle segnalazioni di Centomo e Anzani ha iniziato a muoversi qualcosa. L’università di Verona si è attivata e, grazie alle collaborazioni con ESU e CUS Verona, ha dato vita a questa iniziativa.

Ma in cosa consiste questo Academic coach? Lo studente-atleta verrà affiancato da un tutor, che avrà il compito di dargli un aiuto sotto l’aspetto organizzativo e pratico. L’aiuto può quindi consistere nel creare un piano per organizzare meglio lo studio dell’atleta, tenendo conto del minor tempo a disposizione rispetto ad uno studente a tempo pieno, o nel prestare materiale di studio.
Altro aspetto importante di questa iniziativa è che si tratta di peer tutorship, cioè il supporto tra pari. Il tutor infatti non è un professore, ma uno studente o un neo laureato, “gerarchicamente” sullo stesso livello dello studente-atleta. Questo comporta maggiore informalità ed una comunicazione più facile rispetto a quella che ci sarebbe tra tutor-professore e studente. Il peer tutoring inoltre è considerato una strategia efficace dalle moderne teorie dell’apprendimento.

 


“L’ATLETA VERRà AFFIANCATO DA UN TUTOR, CHE LO AIUTERà SUL PIANO ORGANIZZATIVO E DIDATTICO”


Non si tratta quindi di un percorso di studi differenziato o più facile, ma di un sostegno per mantenere una buona carriera universitaria.

L’ateneo veronese ha deciso di fare un periodo di prova, affiancando due tutor a due atleti. Gli studenti-atleti in questione sono Simone Anzani e Laura Letrari, rispettivamente pallavolista e nuotatrice.
Per quanto riguarda Anzani le difficoltà erano prevalentemente organizzative: “Con due allenamenti al giorno per me era impossibile frequentare le lezioni, ed era difficile conciliare lo studio con il lavoro in palestra” spiega il centrale di Perugia. Da aprile a giugno Anzani ha incontrato una volta a settimana il proprio tutor. L’obiettivo era stabilire un piano di studi adeguato e reperire più facilmente una parte del materiale didattico.
Il risultato è stato positivo: tutti gli esami pianificati per quella sessione sono stati superati.


ACADEMIC COACH NON è UN PERCORSO DI STUDI FACILITATO! GLI ATLETI SOSTERRANNO GLI ESAMI ESATTAMENTE COME I LORO COMPAGNI DI CORSO


Simone Anzani, centrale di Perugia. È iscritto all'Università di Verona e si è reso disponibile per il periodo di prova di Academic Coach, diventando un testimonial del progetto.
Simone Anzani, centrale di Perugia. È iscritto all’Università di Verona e si è reso disponibile per il periodo di prova di Academic Coach, diventando un testimonial del progetto.

I risultati del periodo di prova hanno convinto l’ateneo veronese a portare avanti l’iniziativa. In questi giorni uscirà un bando per sostenere 12 studenti-atleti nel prossimo anno accademico. Il requisito è che siano atleti professionisti, impegnati nella massima serie del loro sport o impegnati in competizioni internazionali. Queste puntualizzazioni sono fondamentali per la pallavolo, sport considerato ancora dilettantistico anche per gli atleti della massima serie, purtroppo. L’obiettivo, come già detto, è quello di aiutare gli atleti a completare i loro percorsi di studi per poter agevolare il loro ingresso nel mercato del lavoro alla fine della carriera sportiva. Inoltre, mantenere legati all’ateneo i nomi di questi campioni è motivo di vanto per l’università veronese.

“Sono contento che sia stato fatto questo primo passo. Ho potuto di parlare con atleti stranieri, e in molti paesi la cultura sportiva è più avanti rispetto alla nostra. Stati Uniti in primis, loro probabilmente sono inarrivabili sotto questo aspetto. Chissà che un’università grande come quella di Verona possa spingere altri atenei ad intraprendere iniziative simili…” aggiunge sempre Anzani.

Personalmente credo che questa iniziativa sia ottima. Rendere più sostenibile lo sport deve essere un ulteriore motivo di vanto per un ateneo importante e valido come quello veronese.
Un ringraziamento e un in bocca al lupo per il proseguimento del progetto al professor Federico Schena, al dottor Davide Adami, al dottor Gabriele Verza ed al magnifico rettore Nicola Sartor, rispettivamente direttore della facoltà di scienze motorie, presidente del CUS Verona, direttore dell’ESU e rettore dell’Università degli studi di Verona.


“ACADEMIC COACH PUò ESSERE IL PUNTO DI PARTENZA PER UNA MAGGIOR DIFFUSIONE DELLA CULTURA SPORTIVA IN ITALIA”


Un grazie speciale a chi si è mosso “sotto traccia” per permettere la realizzazione di questo progetto. In particolare mi sento di dover ringraziare Federico Centomo e Simone Anzani.

“Fede” è sempre stato attento a queste tematiche parallele a quelle della pallavolo giocata. Giocando in serie A le ha vissute sulla sua pelle e le conosce bene. Una volta terminata la sua esperienza da “professionista” avrebbe potuto ignorare tutte queste faccende, che non lo riguardavano più in prima persona. Invece ha contribuito a far nascere un’iniziativa che semplificherà la vita a molti atleti, anche fuori dal mondo della pallavolo.
Da segnalare anche la sua iniziativa per il riconoscimento della pallavolo come sport professionistico anche qui in Italia.
Simone Anzani va ringraziato innanzitutto per aver smosso le acque, segnalando il problema a chi di dovere e seguendo lo sviluppo dell’iniziativa. È entrato a far parte del periodo di prova dell’Academic Coach ed è stato molto disponibile a condividere la sua esperienza a riguardo. Ha portato avanti il tutto in prima persona, dando un contributo fondamentale.

Ad entrambi i migliori auguri per il successo dell’iniziativa e per il loro futuro.

Non mi resta che concludere con un augurio ed un invito. L’augurio è che questa opportunità offerta dall’Università di Verona venga sfruttata al meglio. Parlo di opportunità perché, oltre al supporto agli atleti, l’iniziativa ha un grande potenziale. Può essere d’ispirazione per altri atenei e può portare a collaborazioni mirate alla diffusione della sostenibilità dello sport.
L’invito è invece rivolto a tutti gli studenti sportivi, da quelli professionisti (formalmente o di fatto) a quelli che praticano per semplice divertimento. Anche se è difficile, non mollate, perché lo sport è in grado di farci fare esperienze importanti ed è portatore di valori in grado di farci crescere come persone, oltre che come atleti.

 

Di: Francesco Carletto

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