Regolamentazione delle atlete transgender: la FIPAV risponde alle esigenze della Lega

Era da un po’ di tempo che nell’aria c’era fermento per via del tesseramento di atlete transgender per le competizioni femminili di livello nazionale.

Dopo un iniziale stallo dovuto alla non applicabilità delle norme dettate dal CIO al caso specifico del volley, la FIVB precisò in una lettera che sarebbe stata la Federazione Nazionale a dover regolare la materia, riempiendo quindi il vuoto normativo venutosi a creare.

Per questo motivo la FIPAV, di recente passata sotto la guida di Bruno Cattaneo, ha emanato la seguente nota:

“In merito alle norme federali per il tesseramento delle atlete transgender […] la FIPAV precisa quanto segue […] conferma che la normativa di riferimento rimane in senso assoluto quella emanata dal CIO”. 

In questo documento emanato dal Comitato Olimpico Internazionale si stabilisce che l’unico fattore scientifico adatto a poter operare una “divisione” fra categorie maschili e femminili è il livello di testosterone di ciascun atleta. Per poter rientrare in una competizione femminile, tale fattore non dovrà superare per un anno intero i dieci nanogrammi per litro e dovrà essere raggiunto un anno prima dell’evento sportivo al quale si intende partecipare.

La FIPAV prosegue, infine, regolamentando la valutazione di questi dati ed eventuali sospensioni:

“Il rispetto di tale condizione può essere monitorato da appositi test ed in caso di non conformità l’atleta dovrà essere sospesa dalle competizioni per la durata di dodici mesi.
L’unica autorità competente alla ricezione e alla valutazione dei dati medico-scientifici relativi ai monitoraggi è il Medico Federale”. 

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