#DAILYINTERVISTE: UN ITALIANO IN IRAN, DRAGAN TRAVICA SI RACCONTA

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di Francesca Lupoli

Abbiamo deciso di iniziare, con l’anno nuovo, un percorso di interviste a personaggi che hanno giocato negli anni, e con successo, neii palazzetti italiani, e che adesso, per un motivo o per l’altro, sono lontani dai nostri riflettori più luminosi.

Come ho detto al nostro ospite quando ci siamo sentiti per questa chiacchierata, lo scopo è dare a tutti i tifosi italiani notizie e curiosità sulla vita attuale dei personaggi che intervistiamo.

Andiamo però al sodo della questione: annuncio con grande piacere che il nostro pallavolista del giorno è Dragan Travica, palleggiatore dello Shardari Urmia.

Alzatore italiano, ha iniziato la sua carriera nelle giovanili della celeberrima Sisley Treviso a soli 14 anni, per poi approdare, per citare solo alcune fra le squadre più rinomate, a Modena, Monza e Macerata.

Ha esordito nella nazionale italiana nel 2007, accumulando più di 160 presenze in azzurro. Proprio con questa maglia l’abbiamo visto per l’ultima volta, quando a Rio de Janeiro l’allora coach Mauro Berruto decise di rispedirlo a casa assieme ad altri tre dei suoi compagni per aver superato l’orario di rientro consentito in hotel.

L’Italia ti ha lasciato al momento in cui, in quella famosa estate, tu ed altri tre giocatori siete stati rimandati a casa poco prima della F6 di World League.

  • Cosa è successo dopo?

Fondamentalmente non è successo nulla. Mi sono sentito con qualche ex compagno di squadra ma niente di più. Non ho mai più sentito nessuno dopo quel giorno.

 

Dopo gli anni trascorsi alla Lube, con cui ha vinto il Campionato italiano, e quelli in cui ha vestito la maglia del Belgorod ed ha conquistato un Mondiale per Club, una Coppa di Russia, due Supercoppe russe ed una Champions League, è approdato all’Halkbank Ankara.

 

  • L’anno ad Ankara non ti ha visto molto protagonista, come ricordi quell’esperienza ?

E’ stato un anno particolare. Sono andato lì per giocare solo la Champions League ed è stata una scelta legata anche alle Olimpiadi di Rio a cui poi però non ho partecipato. Abbiamo sfiorato le Final 4 di Champions League e abbiamo vinto campionato e Supercoppa. Nelle competizioni nazionali non ho giocato molto ma è stato un anno vincente comunque e una bella esperienza di vita.

 

  • Com’erano i rapporti con il tecnico Lorenzo Bernardi e la squadra?

I rapporti con Bernardi erano di reciproco rispetto, con la squadra mi sono trovato molto bene, ho avuto il piacere di lavorare con grandi uomini e grandi giocatori come Kubiak, Le Roux e Sokolov. 

 

  • Ora giochi nello Shardari Urmia, come mai la scelta è ricaduta proprio su questa squadra, proprio in Iran?

La mia scelta di venire qui in Iran è legata soprattutto a mio padre (Ljubomir Travica, ndr) che è l’allenatore della squadra. Dopo essermi tolto tante soddisfazioni in giro per il mondo volevo esaudire un grande desiderio che era quello di lavorare con mio papà e così eccomi qua.

 

 

  • Senti molto l’inevitabile differenza culturale fra l’Italia e il paese in cui attualmente vivi?

Le differenze sono infinite e sotto tutti i punti di vista. Non basterebbe un’intervista per spiegarle tutte purtroppo però posso dire che vivere qui non è semplice. E’ un’esperienza tosta, bisogna essere forti e avere una pazienza illimitata. Le persone sono gentilissime qui ma nel nostro lavoro non esiste programma e professionalità quindi alla lunga diventa dura. Del resto prima del sorriso bisogna soffrire nella vita un pò…quindi teniamo botta.

 

  • Com’è vedere la Nazionale da fuori sapendo cosa si prova ad indossare la maglia azzurra?

L’ho seguita poco onestamente perchè non è stato facile dal punto di vista emotivo dopo quello che è successo. Hanno fatto una grande Olimpiade, a un passo dal sogno, ma comunque grande. 

 

  • Ora che non vesti più la maglia azzurra, in estate come impegni il tuo tempo? 

 Beh, ora d’estate ho molto tempo libero e finalmente posso fare cose che adoro ma che prima non potevo fare. Abbiamo dei progetti extra volley con i miei genitori e nel volley con la creazione del VolleyCamp a Porec che ormai da anni ci da grande soddisfazioni. Poi viaggio molto e vedo più spesso i miei amici. Insomma, questa vita “nuova” è bellissima.

  • Un appuntamento fisso per i Travica è il camp a Porec. Com’è lavorare con tanti giovani che sono ancora agli inizi?

Lavorare con i giovani non pensavo fosse così gratificante. Alcuni mi sorprendono da quanta determinazione ci mettono negli allenamenti, hanno fame…mi ci rivedo a volte. I più piccoli mi fanno una tenerezza infinita perchè sono timidi e puri e ti fanno capire quanto si può essere felici con poco. C’è una bella atmosfera al VolleyCamp e ora che posso essere più presente sono contento. E poi c’è il mare a venti metri, cosa si potrebbe volere di più?

 

 

  • Un’ultima domanda. Torneresti a giocare in Italia? E se arrivasse un’ipotetica chiamata in nazionale, accetteresti oppure la delusione è stata troppo cocente?

 La delusione non è stata tanto dal punto pallavolista, le cose che mi fanno ancora soffrire sono altre e forse mi hanno tolto un pezzo di cuore per questo sport. Credo che al di là di tutto se la Nazionale chiama non si può dire no perchè non dici di no all’allenatore o alla federazione, dici di no alla gente del tuo paese e questo non si fa solitamente. Ma onestamente credo che, per come sono finite le cose tra me e la Nazionale, difficilmente ci sarà un nuovo contatto. Sarà per sempre una grande sofferenza ripensare a com’è finita, credo di non averlo meritato, ma questo è successo e sto imparando a conviverci piano piano.

Non so se ritornerò a giocare nel campionato italiano ma se arrivasse una chiamata stimolante lo farei volentieri.

Un grazie sentito a Dragan da parte mia, e di tutto lo staff, per aver accettato di fare questa chiacchierata con me.. Allora tifosi, cosa ne dite?

 

 

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