#LUNGOLINEA: SE…

di Giulia Molgora

Se qualche anno fa mi avessero detto che la pallavolo avrebbe cambiato così tanto la mia vita non ci avrei creduto.

Se mi avessero detto che per una partita avrei saltato compleanni e feste mi sarei messa a ridere. E non avrei creduto a nessuno, nemmeno se avessero provato a dirmi che grazie alla pallavolo mi sarei accettata. Non del tutto, s’intende, ma quel tanto che basta per guardarsi allo specchio e sorridere invece che girare lo sguardo altrove.

Se tanti anni fa mi avessero detto che avrei imparato ad apprezzare la fatica probabilmente avrei preso tutti per pazzi. Perché come si può apprezzare qualcosa che ti mette alla prova in continuazione?

Come è possibile appassionarsi ad uno sport che cambia di volta in volta, per il quale si può essere prontissimi l’azione prima ma non quella immediatamente successiva?

Se mi avessero detto che avrei trovato una seconda famiglia non ci avrei creduto, come non avrei creduto alla possibilità di essere felice per i successi conquistati dalla mia squadra anche senza il mio aiuto.

La verità è che qualsiasi cosa mi aspettassi dalla pallavolo dieci anni fa, ora mi ritrovo più entusiasta, sorpresa e felice che mai.

Perché, straordinariamente, la pallavolo non mi ha dato nulla di ciò che credevo di trovare, ma tutto ciò di cui avevo davvero bisogno.

Perché grazie ad essa sono cambiata senza sentire il peso di ciò che ho fatto e di ciò a cui ho rinunciato.

Perché, se potessi, rifarei tutto da capo altre dieci, cento, mille volte

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