#LUNGOLINEA: L’ULTIMA VOLTA CHE

COPERTINA LUNGOLINEA

di Giulia Molgora

L’ultima volta che mi hai vista giocare ero poco più che una bambina. I codini, le ginocchiere prestate, la tuta incredibilmente troppo larga. Non sei più venuta, o quasi, ad una mia partita e devo ammettere che a volte ti ho cercata sugli spalti.
Ho cercato il tuo sorriso, le tue espressioni buffe dopo un punto fatto o subìto e, per molto tempo, ogni volta che non ti ho trovata mi si è stretto un po’ il cuore.
Perché, come potevo essere lì a combattere una guerra senza di te? Come potevo dover dimostrare di valere, senza occhi amorevoli che mi guardassero?
Poi tornavo a casa e ti trovavo: la tavola apparecchiata, la vasca da bagno riempita.
“Com’è andata?” è stata una delle frasi ricorrenti, una di quelle frasi che non ti sei mai dimenticata di pronunciare.
L’ultima volta che mi hai vista giocare ero poco più che una bambina, ma da allora abbiamo parlato tanto. Mi hai osservata da lontano, mi hai lasciato prendere i miei spazi senza mai lasciarmi sola davvero.
Mi hai insegnato a cavarmela da sola, a risolvere i miei problemi da persona matura e alla fine mi sono resa conto di una cosa: che poco importava se sugli spalti non c’eri, perché ogni volta che avevo bisogno di te sapevo dove trovarti.
Il tempo è passato, gli anni sono passati e tu qualche volta sei comparsa insieme a papà.
So di non averti guardata nemmeno una volta, ma volevo dirti questo: grazie.
Per tutte le presenze morali, per tutte le volte che mi sei stata ad ascoltare. Grazie per avermi detto francamente: “sono stanca, non riesco a venire” per poi aggiungere “tu però gioca bene e divertiti, mi raccomando”.
Grazie per avermi fatto seguire le mie passioni, per avermi assecondata e sostenuta da lontano.
L’ultima volta che mi hai vista giocare ero poco più che una bambina e ora che sono un po’ più cresciuta ti assicuro che quella bambina con i codini ti è grata per ogni momento in cui l’hai lasciata camminare da sola, nonostante lei ritenesse di avere bisogno di un appoggio.
Perché se c’è una cosa di cui sono certa è che tu hai sempre creduto in me, forse più di quanto io abbia mai osato credere in me stessa.

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