COSA CI FACCIO QUI

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by Giulia Molgora

(Ph Sara Angiolino)

Ogni tanto mi chiedo chi me lo faccia fare, cosa mi spinga ancora dopo tanti anni a preparare la sacca tre sere a settimana, rinunciando a uscite e serate sotto le coperte a guardare un bel film.

Ogni tanto me lo chiedo e fino ad ora non mi sono mai concessa l’onore di una risposta.

Quando si è piccoli è tutto più semplice: le cose si fanno “perché sì”.

Si va a scuola perché sì, si fa sport perché sì, si sorride ai passanti perché sì e poi tutto d’un tratto ci ritroviamo grandi e quel “perché sì” inizia ad andarci un po’ stretto.

E allora si studia perché qualcosa ci appassiona, per trovare un lavoro.

Si sorride ai passanti perché ci hanno fatto spazio lungo il marciapiede.

E si continua ad andare in palestra perché…

Fino a poco tempo fa non avrei saputo continuare questa frase.

Alla domanda “cosa ci faccio anche stasera in palestra?” non avrei risposto facilmente.

Poi, un paio di settimane fa, è successa una cosa; uno di quei lampi di luce che arrivano una volta sola e se te li perdi ti tocca aspettare anni prima di vederli riapparire.

Stavo giocando una delle partite più tirate del campionato, una di quelle partite in cui alzi gli occhi al cielo e speri che qualcuno ti dia una mano, perché la differenza viene fatta da dettagli così impercettibili da chiederti se il punto fatto o subito non sia opera del fato.

Non ricordo di preciso il punteggio e non ricordo nemmeno il set, ma ho stampato nella mente una chiara immagine: sorridevo.

Nel momento in cui la partita sarebbe potuta finire nel peggiore dei modi, nell’attimo in cui avevo tra le mani un pallone importantissimo io sorridevo.

Semplicemente.

E allora eccolo lì il motivo per cui io, le mie compagne e tutti quelli che amano questo sport andiamo in palestra: perché ci fa sorridere.

Perché la grinta e l’adrenalina che si provano quando sembra tutto perduto non si possono spiegare.

Perché quando il gioco si fa duro, complicato e imprevedibile siamo spinti a dare il meglio di noi.

Perché quei momenti in cui la pallavolo non c’entra niente, ma c’entrano coraggio e determinazione ci ripagano di ogni festa saltata e di ciascun film non visto.

Perché per noi è meglio sbucciarsi le ginocchia e svegliarsi con le gambe indolenzite sapendo di aver lottato, piuttosto che riposare sereni e beati.

Continuiamo ad allenarci perché abbiamo imparato ad apprezzare la fatica e i suoi insegnamenti, perché ogni volta che siamo caduti abbiamo lasciato sul campo un pezzetto di noi al quale non siamo disposti a rinunciare.

Perché alla domanda “che cosa ci faccio qui?” abbiamo imparato a rispondere senza bisogno di parole.

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