VIAGGIO IN UN MONDO PIENO DI…ROSA

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by Francesca Lupoli

Generalmente sono una persona serena, spiritosa, a volte un po’ pazza, e chi ha avuto opportunità di conoscermi lo sa. Mi prende per quella che sono, con pregi e difetti, ed oggi toccherà far questo anche a voi, almeno a chi avrà piacere, sensibilità e cuore per arrivare alla fine di questo pezzo.

Amo scrivere divertendomi per questo blog, ma stavolta devo tirare le redini e rendere i toni più seri, per cercare di raccontarvi una storia, un’avventura, una vita attraverso le mie parole.

Come forse ai followers più attenti non sarà sfuggito Daily Volley non manca mai, nonostante la sua linea ironica e scherzosa, di celebrare giornate serie ed importanti come quelle della lotta contro il cancro. Non manchiamo mai di farlo perché io tengo molto a questo argomento, mi sta a cuore vista la vicinanza con cui ho vissuto e sto continuando a vivere un evento come questo. Proprio per questo motivo quando qualche settimana fa mi è giunta la testimonianza di una ragazza che segue il nostro blog mi sono guardata dentro ponendomi un quesito:”vuoi darle spazio?”. La risposta è stata sì: ho dovuto pensarci bene, elaborare la questione sapendo che leggere le sue parole mi avrebbe trascinata nel ricordo, calarmi nella storia di questa giovane donna, che chiamerò Sofia per praticità, visto che mi ha pregata di mantenere l’anonimato.

Cercherò di parlarvi di lei con tutto il rispetto e soprattutto il distacco di cui sono capace. Leggendo la sua storia ho avuto come la sensazione di immergermi di nuovo in quei momenti difficili che ho vissuto quattro anni fa, quando a mia madre è stato diagnosticato un cancro: ho capito le difficoltà, seppur in minima parte, di Sofia, e spero di poter trasporre quanto meglio sarà possibile i suoi pensieri e le sue paure, che ha deciso di esternare per offrire a tutti noi un punto di vista diverso: quello di una ragazza-coraggio che non ha avuto paura degli schiaffi che la vita le ha dato, ma ha reagito lottando con forza.

Sofia è una giovane donna schietta, sorridente, simpatica, che ha circa la mia stessa età (beffa del destino, vero?). Ormai due anni orsono giunse anche per lei il momento fatidico del primo controllo da uno specialista senologo, che noi ragazze viviamo sempre con una certa ansia, un po’ per vergogna ed un po’ per paura. Il dottore, ad una prima occhiata, sembrò assolutamente certo dell’inoffensività di un piccolo nodulo, annidato proprio lì, nel seno sinistro di Sofia. Effettuati i dovuti accertamenti purtroppo ci si rese conto di quanto quel mostro fosse tutto fuorché innocuo. Avevo le lacrime agli occhi mentre leggevo, un paio di settimane fa,  fra le semplici parole utilizzate da Sofia, tutta l’agitazione e la preoccupazione di quel frangente: ho pianto, nonostante io non sappia nemmeno che volto abbia questa fantastica combattente. Ho pianto perché ho visto di persona, quando avevo solo 16 anni, il viso di qualcuno che non si aspetta di dover combattere contro un male così, e fa male ogni dannatissima volta.

Tutti gli interessi, la gioia e la voglia di vivere scomparvero, com’è comprensibile: la paura ti attanaglia, ti chiude, ti sovrasta in una maniera così potente che uscirne fuori può risultare davvero complicato. Fortunatamente Sofia non era sola: una famiglia stupenda, la più tipica del mondo, l’ha aiutata in quei momenti difficili. Una madre buona, comprensiva e da sempre attenta alle necessità dei suoi figli; un padre preciso, ordinato, e che non ha mancato mai di trascurare il lavoro, il riposo o qualsiasi altro impegno per rispondere a qualunque richiesta della sua adorata figlia minore; una sorella più grande, in ultimo, che forse è stata la chiave di volta che ha spinto Sofia a lottare davvero, a stringere i pugni e ad andare avanti.

Appresa la notizia per la nostra giovane amica non c’era più luce in questo mondo: non voleva affrontare il calvario delle terapie.. Essendo appassionata di Medical TV dramas conosceva più o meno l’iter previsto: operazione, chemioterapia, farmaci.. Tutte cose che avrebbero pregiudicato la sua vita per sempre: perdita di capelli, nausee continue, forse addirittura la possibilità di non riuscire ad avere una vita sentimentale normale visti i suoi problemi. “Chi avrebbe potuto anche solo guardare un rottame come me, pieno di cicatrici esteriori e ferite mai guarite dentro, incapace di dare amore ma buona solo a dare preoccupazioni?” queste le dure parole con cui mi ha raccontato quei momenti.. sì, anche io mi sono sentita male come forse sta accadendo a voi.

Noi ragazzi non amiamo trovare rifugio negli altri nei momenti duri , parlando o sfogandoci: ci piace la solitudine, accompagnata solo da una playlist studiata ad hoc, che culli noi, le nostre lacrime e le nostre paure in un passaggio difficile. Vi starete chiedendo: beh ma tutte le sue amiche  le saranno state vicino, l’avranno aiutata no? No, ma non per cattiveria o insensibilità, come forse potremmo credere.  “Gli amici se sapessero, che sono proprio io, pensare che credevano che fossi quasi un Dio..”. Una di quelle famose canzoni da playlist (Come mai, di Max Pezzali) è qui per spiegare il resto della storia della nostra Sofia, e del perché mi ha chiesto di restare anonima.  Lei era sempre stata una guida, un esempio da seguire per tutti i suoi amici, per questo si era convinta che tenerli all’oscuro sarebbe stata la cosa migliore, perché gli esseri umani non sono in grado di donarsi e pensare prima alle esigenze altrui: aveva semplicemente paura di essere abbandonata, allontanata da tutti, così decise di non coinvolgerli. Solo qualcuno sapeva, i pochissimi amici fidati, quelli che avrebbe visto più spesso, e si mise totalmente nelle loro mani come un cucciolo smarrito.

Quando giunse il momento dell’intervento finalmente, dopo che sua sorella Alessia passò mesi a convincerla a non lasciarsi morire così, per un male che in fondo colpisce molte donne ed ha una mortalità bassissima, riservata solo ai casi molto ma molto più gravi del suo, entrò in sala operatoria con la convinzione che, in qualunque maniera fosse finita, ne sarebbe uscita cambiata.

E così fu. Finora c’è stata la parte triste, difficile, quella dell’accettazione del problema: un cancro al seno mina la donna nella sua sfera più intima, la fa sentire un rifiuto, fa in modo che si guardi allo specchio e si volti dal lato opposto pur di non guardare in faccia quei segni così dolorosi che il male le ha lasciato. Anche a Sofia è accaduto, me l’ha confessato, ma dopo un po’ di tempo ha deciso di cambiare la sua visione delle cose: perché piangersi addosso? Perché dare la soddisfazione al tumore di buttarti giù anche psicologicamente?

Iniziò con diligenza e dedizione il suo percorso di cure: perse un po’ dei suoi adoratissimi e folti capelli, ma ricresceranno- si disse- e nel frattempo potrò provare nuovi modi per acconciarli! Guardava sempre più spesso le cicatrici lasciate dall’intervento di asportazione del tumore, che suo padre aveva spontaneamente deciso di medicare tutte le volte che fosse stato necessario, ed arrivò a dirsi che la rendevano una vera guerriera spartana, notoriamente il popolo più combattivo dell’intera antichità. Smise di pensare alle difficoltà che stava vivendo, vedendole solo come passeggere, ed iniziò a proiettarsi nel futuro, roseo più che mai. Cercare un lavoro, proseguire gli studi, fare più moto.. questi gli obiettivi di quella che finalmente, dopo un calvario lungo più di un anno, stava tornando ad essere la ragazza giocherellona, simpatica e spensierata di sempre.

Ora Sofia è una donna con la D maiuscola, sì: temprata dalle difficoltà della vita ma che ha saputo lottare e vincere. Studia con successo all’università, esce con i suoi amici, ha un piccolo lavoro non troppo impegnativo e continua le sue cure, associandole ai controlli previsti per lei dai suoi dottori… Nei ritagli di tempo sarebbe anche alla ricerca di qualcuno che possa starle accanto, ma non posso dirvi di più, vige il silenzio che mi ha imposto di mantenere!!

Ho già cercato di spiegarvi il motivo di questo racconto che Sofia mi ha permesso di fare: tengo particolarmente all’argomento visti i precedenti in famiglia, e mi piacerebbe che si diffondesse la storia di questa ragazza per aiutare anche solo un pochino tutte le persone che sono in difficoltà come lei in questo momento. La sensibilizzazione al problema è un punto importante, e la prevenzione che possiamo fare andando a controllarci dal nostro dottore di fiducia lo è ancor di più: non trascurate voi stessi, amatevi come e più di quanto non amiate gli altri, la vita prima o poi vi ricompenserà, proprio come ha fatto con Sofia!

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